martedì 23 ottobre 2012

il nodo e i pettini

Ecco. Nel tempo si va chiarendo che la "ragazza" non intende in realtà affidarmi dei veri "compiti" - l'analisi dei titoli non produce un effetto reale di distribuzione dei compiti; ha come effetto invece una conoscenza diffusa che snellisce nettamente il lavoro, ma continua a equiparare me e "loro" con l'unica differenza che "loro" sono più confidenti, inseriti, e io come al solito mi sento disadattato. E li invidio (!).
Ieri, in replica a un intervento un po' generico di una compagna di lavoro sul mobbing di cui ritiene di essere oggetto, ho citato come controesempio il fatto che "loro" iniziano a parlare quando esco dalla stanza, e smettono di colpo quando rientro. Nessuno ha smentito: il dario (da ora in poi AbbeceDario) ha bofonchiato qualcosa sulla impossibilità a dimostrare che si tratta di emarginazione premeditata. L'altra (d'ora in poi In-Sonia) ha intraparlato tra sè, abbastanza forte da farsi udire, che se i discorsi finiscono non è possibile continuarli. Quindi ho avuto la conferma che lo fanno, ne sono consapevoli, sta loro bene così; inoltre, dalle scuse non richieste dell'AbbeceDario, posso dedurre che almeno lui si sente la coscienza sporca.
Sono molto arrabbiato soprattutto con me stesso perchè vorrei trovare il modo di fargliela pagare. Eppure intravedo anche un'insperata apertura di dibattito, più che sul mobbing - fattispecie che attualmente non esiste ancora nell'ordinamento italiano - sulla qualità delle relazioni nell'ambiente di lavoro.
Non credo però che sarà un tema affrontabile.

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