clicchiamo sul titolo! guardiamoci e riguardiamoci (e ascoltiamoci) questo spezzone del 1982, e tiriamo fuori quel "vivido piccolo fuoco" che arda ancora, per sempre, con noi.
Purtroppo non c'è nessun generale dalla nostra parte: dobbiamo proprio scontrarci con la pula.
2 commenti:
Ieri è stata la giornata degli addii nella mia città. Sono passata per dare un ultimo saluto ai miei ex colleghi, ho incontrata una giovane precaria e le ho spiegato meglio il mio progetto flexihousing perchè se ne possa parlare ancora e valutare, e poi sono andata ad un incontro in via Sammartini del quale avevo ricevuta notizia dall'Associazione ATDAL e organizzato dal GIP Impresa Lavoro, Circolo Milano Futura e Circolo Pergolesi (logo PD): "Perdere il lavoro dopo i 45 anni". Riguardano anche me gli interrogativi posti: cosa deve fare chi si trova in difficoltà? cosa può fare la politica?
Premesso che faccio parte di un gruppo di persone espulse dal ciclo produttivo che hanno diverse età, se i politici non avessero fatto niente noi saremmo ancora là. Perchè rimasi a casa a luglio 2008? Per legge. Perchè siamo a casa ora in 10? Per effetto di rimpasti politici che hanno bloccato le attività. E' una persecuzione "la politica" per molti che lavorano nella P.A. .
Allora, diceva ATDAL, quelli che non si riesce a ricollocare ma che sono vicini all'età pensionabile, mandiamoli in pensione prima.
Ma come? E l'active ageing (invecchiamento attivo) dove lo mettiamo? Ho partecipato a convegni, anche internazionali, in cui si diceva sempre che dovevo andare dopo in pensione, non prima. Certo che, se ci sono problemi di salute, bisogna trovare una soluzione di questo tipo, ma per me che sono sana è fondamentale continuare a lavorare almeno fino alla finestra dopo i 60, anche per motivi contributivi.
Sono d'accordo invece con ATDAL quando dice che la politica non può abbandonare un over 45 senza ammortizzatori, specialmente con tutto il carico di problemi familiari. Queste sono parole sante e condivido. Ma - anche qui, ho fatto notare - la politica insiste sempre sui soliti ammortizzatori, magari li rafforza ma sempre agli stessi destinatari, lasciando senza tutele i più flessibili, che senza alcuna difficoltà vengono fatti fuori.
Diceva l'esperta della Provincia che su 100 over 45 il 64% riesce a rientrare al lavoro, mentre il 36% si suddivide fra un 53% che cerca attivamente, come me, il 10% che non è più interessato, e il 36% che non sa cosa fare e dove andare a reperire informazioni per poter lavorare. A me viene un coccolone a sentire queste cose, perchè se è vero che a Milano c'è un operatore dei servizi per l'impiego su 4.868 persone (che quindi cosa volete che faccia se non dedicargli una mezz'ora per farsi rilasciare la dichiarazione per il trattamento dei dati?) e se è vero, come è vero, che i miei colleghi orientatori sono a casa disoccupati mentre si allunga la fila dei richiedenti mezz'ora di attenzione, e se consideriamo che gli operatori dei servizi per l'orientamento e l'impiego, presi nel loro insieme, sono scollegati fra loro, non hanno strumenti per fare marketing nel territorio a favore dei loro "presi in carico", una risposta alla domanda su cosa ha fatto finora la politica l'avrei, ma è volgare, mentre su cosa può (direi deve) fare la politica da oggi in poi lo riassumo così:
durante i periodi di disoccupazione, senza limitazioni, ammortizzatori uguali per tutti
3 ore di lavoro al dì nell'assistenza sociale e tutela del territorio (avviamento obbligatorio ma a scelta il settore)
2 ore di formazione al dì nei settori dove è richiesta produzione (a scelta da catalogo)
fino a ricollocazione, curata da ciascun operatore dei servizi che abbia in carico annualmente 48 persone.
da via Gramsci, dove abito adesso, vi aggiorno su situazione http://precarivirtuosi.myblog.it
l'orto cresce, mi sono riciclata in energia solare (energy solutions è il mio nuovo datore di lavoro) e mantengo i contatti con gli amici più cari della mia amata città (Milano) sperando di rivederli un giorno o l'altro
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